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Contribuenti minimi: la rivoluzione del Decreto 98/2011

Il termine “rivoluzione” può essere considerato forse troppo forte e più adatto a un accadimento storico, ma in questo caso sembra il più appropriato: in effetti, non si può parlare d’altro in riferimento ai contribuenti minimi e alle modifiche che ha subito il loro regime. Nel dettaglio, le varie agevolazioni sono state profondamente trasformate dal dettato di una legge, il Decreto 98 del 2011, la manovra correttiva che è stata approvata lo scorso mese di luglio. La novità più evidente riguarda l’aumento di questi contribuenti, visto che non vi saranno più due bensì tre categorie specifiche. Cerchiamo di capire, dunque, la situazione precedente e quella che si sta prospettando ora.

Fino ad oggi, i titolari di partita Iva avevano la possibilità di accedere al regime agevolato dei contribuenti minimi, ma soltanto nel rispetto di determinate condizioni: in particolare, si doveva trattare di persone fisiche (anche le imprese familiari sono ricomprese), con ricavi non superiori al limite dei 30mila euro, senza alcun tipo di esportazione a carico e in totale assenza di altri elementi, tra cui l’acquisto di beni strumentali e la partecipazione alle società di persone. Ovviamente, l’impianto rimane quello di base, ma, come previsto dalla manovra, la platea in questione dovrebbe essere ridotta sensibilmente (fino anche al 96%), tanto che si parla di quasi mezzo milione di soggetti che andrà a perdere questo diritto a far parte del regime.

Nello specifico, l’imposta sostitutiva non è più pari al 20% ma al 5%, inoltre i vincoli sono aumentati: le novità, le quali diventeranno una realtà concreta a partire dal prossimo 1° gennaio, sono diverse, tra cui un’aliquota maggiore per i giovani (non oltre i trentacinque anni comunque) e il rispetto di tre condizioni, vale a dire l’assenza di attività artistiche e professionali nei tre anni precedenti l’inizio di quella da minimo, l’importo non superiore ai 30mila euro e nessun collegamento tra attività e quella svolta in precedenza come lavoro autonomo.

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