Il superbollo auto è una delle discussioni fiscali più accese del nostro paese in questi ultimi giorni: si tratta di una imposta di proprietà molto particolare, la quale va a colpire anche coloro che hanno provveduto a vendere la propria vettura potente lo scorso mese di luglio, comunque per il momento vi sono delle disposizioni ben precise per il relativo pagamento. In effetti, l’Agenzia delle Entrate ha predisposto degli appositi codici tributo per la compilazione del modello F24, quindi è bene fare un po’ di chiarezza da questo punto di vista. Anzitutto, uno dei codici più importanti è sicuramente il 3364, il quale deve essere sfruttato all’interno del documento appena citato, più precisamente quello che fa riferimento ai pagamenti con elementi identificativi.
Evasione fiscale, giustificabile per il 55% dei “ricchi”

Una ricerca compiuta da FareFuturo riporta alcuni dati piuttosto deludenti in merito al livello di moralità normativa e di correttezza fiscale da parte dei contribuenti italiani, evidentemente sfiancati dalla pressione fiscale record che viene percepita all’interno della Penisola, e scoraggiati dal non riuscire a vedere un bagliore di cambiamento nell’attuale scenario di crisi economico finanziaria, che ha prodotto i suoi effetti ancor più negativi sul nostro Paese.
La ricerca sostiene infatti che il 55% del campione che ha dichiarato di percepire un reddito di oltre 100 mila euro l’anno, avrebbe affermato che l’evasione fiscale sarebbe sempre giustificabile. Una percentuale che scende se i redditi sono minori (e, di conseguenza, anche la pressione fiscale si consolida su proporzioni più basse), rimanendo tuttavia sempre al di sopra dei livelli di guardia.
Modello 770 tardivo, c’è tempo fino al 21 novembre
A tutto c’è rimedio, un’affermazione valida in molti campi e più che mai in quello fiscale: la frase, poi, è più che mai azzeccata per il modello 770 relativo a quest’anno, sia la versione ordinaria che quella semplificata, tanto che l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione dei sostituti d’imposta un termine per provvedere alla dichiarazione tardiva. C’è infatti tempo fino al prossimo 21 novembre per tutti coloro che non hanno rispettato la scadenza di agosto. Ovviamente, come accade normalmente in questi casi, sarà necessario versare anche una sanzione pecuniaria in misura ridotta. La data in questione è fondamentale e chiunque non dovesse rispettarla si renderà responsabile di una vera e propria omissione. Un mese di tempo, comunque, dovrebbe essere sufficiente per porre in essere questo ravvedimento operoso, a patto che non siano già cominciate delle ispezioni o indagini sull’azienda.
Controlli fiscali, al via quelli sul condono 2002
Sono finalmente partiti i controlli dell’Agenzia delle Entrate sui contribuenti che avevano aderito a suo tempo (2002) al condono fiscale, e non sono in regola con le rate concordate nello stesso. Controlli preannunciati da tempo, e che dovrebbero permettere al governo di poter rispettare almeno in buona parte le proprie stime relative alle entrate ottenibili mediante il rispetto di quanto stabilito nel “lontano” condono 2002.
Più precisamente, l’obiettivo del governo è quello di recuperare circa 4 miliardi di euro dalla riscossione forzata delle rate che non sono state correttamente versate dai contribuenti che si erano impegnati, attraverso il condono fiscale sull’imposta sul valore aggiunto datata 2002, a procedere nel pagamento rateale delle imposte evase .
Contabilità: nuove regole per Ias e benefit pensionistici
È tempo di novità per gli International Accounting Standards, i principi contabili internazionali: in particolare, le norme di base cambieranno in relazione a quanto si dovrà indicare nel bilancio per quel che concerne il Trattamento di Fine Rapporto. Nello specifico, le modifiche in questione diventeranno pienamente operative fra due anni, anche se l’adeguamento non potrà aspettare tanto e comincerà sin da subito, con degli opportuni confronti tra gli effetti fiscali. In pratica, le prime valutazioni contabili dovranno partire il prossimo 1° gennaio, quindi l’appuntamento è più vicino che mai. Le novità si rivolgono ovviamente a quelle aziende che sono solite adottare gli Ias, più precisamente lo standard 19, introdotto nel 1993 e appositamente pensato per i benefici pensionistici: si tratta di un vero e proprio restyling, una revisione della rendicontazione dei benefici che vengono concessi nei confronti dei lavoratori e di cui già si parlava da almeno tre anni a questa parte.
Addizionale Irpef, taglio netto nella provincia di Bolzano
La provincia autonoma di Bolzano apporta una gradita novità in merito alle imposte sui redditi delle persone fisiche. La Giunta della provincia ha infatti deliberato l’azzeramento dell’addizionale IRPEF per tutti quei redditi che non superano i 15 mila euro. Un provvedimento che – a detta della Giunta – va ad inserirsi in quella serie di manovre predisposte per agevolare i redditi più bassi, e che va ad aggiungersi alle detrazioni e agli ulteriori azzeramenti previsti nell’ipotesi di dichiarante con figli a carico.
La novità principale, emersa in sede di ultime discussioni, è stata relativa all’incremento della soglia di azzeramento, che è stata portata dai precedenti 12.500 euro agli attuali 15.000 euro. Un innalzamento che potrà interessare, con beneficio, una crescente fetta di popolazione della provincia autonoma di Bolzano, che potrà in tal modo alleviare i propri portafogli dalla presenza di gravose addizionali sulle proprie imposte da reddito.
Cassazione: il credito Irap merita il privilegio di riscossione
Uno dei crediti più importanti a livello fiscale è sicuramente quello che vanta lo Stato in relazione all’Irap non versata: come ha riconosciuto la Corte di Cassazione, infatti, si tratta di un vero e proprio privilegio, il quale deve essere soddisfatto in maniera tempestiva, anche prima degli altri crediti. La pronuncia di Piazza Cavour si era resa necessaria dopo che un tribunale toscano aveva deciso di non consentire la riscossione del privilegio a un agente di riscossione. Il principio in questione viene citato dal nostro codice civile, più precisamente dall’articolo 2752: secondo quest’ultimo, infatti, i crediti per contributi diretti dello Stato, per l’Imposta sul Valore Aggiunto e per i tributi degli enti locali godono di un privilegio generale.
Scadenze fiscali, tutti gli appuntamenti del 17 ottobre

Il 17 ottobre è data molto importante per le scadenze fiscali. Cerchiamo di fare brevemente l’elenco di tutti i principali appuntamenti che coinvolgono i contribuenti. Iniziamo dai soggetti obbligati al versamento delle accise, che dovranno procedere al pagamento su quelle relative ai prodotti immessi in consumo nel mese precedente, attraverso il versamento con apposito modello F24.
Sempre il 17 ottobre è inoltre il termine per pagare, da parte dei sostituti d’imposta, le rate inerenti all’addizionale comunale Irpef trattenuta ai lavoratori dipendenti e ai pensionati sulle competenze dello scorso mese. Tutti gli artigiani e i commercianti che hanno deciso di optare per il pagamento rateale della contribuzione INPS dovranno inoltre pagare la rata relativa al periodo concordato.
Aumento dell’Iva: i casi delle agenzie di viaggi e dei servizi pubblici
Il recente aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva (dal 20 al 21%) ha prodotto delle conseguenze importanti per diversi tipi di contribuenti: come devono comportarsi, ad esempio, le agenzie di viaggi? In tal caso, si segue un iter ben preciso, ovvero si determina la parte imponibile che deve essere assoggetta al 20% e quella relativa al 21% attraverso un opportuno rapporto percentuale tra i viaggi che sono stati pagati per intero entro lo scorso 16 settembre (l’incremento è diventato ufficiale il giorno successivo) e quelli successivi a tale data. Come ha precisato la stessa Agenzia delle Entrate in una circolare di cinque giorni fa, bisogna attenersi per il momento a queste disposizioni. Ma la nostra amministrazione finanziaria ha chiarito anche altre posizioni tributarie. Esistono, infatti, dei contribuenti che ricavano l’Imposta sul Valore Aggiunto attraverso il cosiddetto “regime del margine col metodo globale”, il quale si riferisce alla vendita di beni usati, in primis le autovetture.
Evasione fiscale: necessario perfezionare il redditometro
L’obiettivo dei nuovi strumenti di accertamento fiscale, come è intuibile, è quello di poter verificare i compensi, i ricavi e quindi il reddito complessivo delle persone fisiche e giuridiche, al fine di poter incrociare tali elementi quantitativi con altre voci di riferimento economico e patrimoniali, e cercare in tal modo di poter scovare eventuali focolari di evasione fiscale, una piaga che sta contribuendo a condannare l’economia italiana su basse soglie di crescita, sottraendo fondi utili al fisco.
Il funzionamento del c.d. redditometro, che nel corso di queste settimane sta lentamente prendendo piede, è teoricamente abbastanza semplice: il redditometro è infatti in grado di convertire alcune tipologie di spese (ad esempio, l’acquisto di una nuova auto) in percentuali di reddito; il redditometro è altresì integrato con lo spesometro, che al contrario misura il reddito rispetto alle spese sostenute. Incrociando i due parametri, sarebbe possibile determinare possibili fonti di accertamento.
L’Inps entra nel merito delle azioni surrogatorie
La recente circolare 134 resa pubblica dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (Inps) ha assunto una certa rilevanza nello spiegare come comportarsi in merito alle cosiddette azioni surrogatorie: il documento in questione, pubblicato quattro giorni fa ormai, si riferisce proprio a queste ultime e alla loro attivazione nei confronti dei soggetti responsabili e, eventualmente, delle compagnie assicuratrici. L’intento principale è quello di riuscire a recuperare le prestazioni che sono state erogate nei riguardi degli assicurati mediante un assegno ordinario di invalidità, oltre alle pensioni ordinarie di inabilità. Ovviamente, bisogna capire a quali testi normativi fare riferimento in questo caso?
Partite IVA, si attende una nuova sanatoria

Il 4 ottobre scorso si è conclusa l’operazione di sanatoria delle partita IVA inutilizzate. Un’operazione che gli analisti considerano come una “prima fase”, visto e considerato l’insuccesso sostanziale della stessa, che lascia presupporre altresì il lancio di una nuova finestra per permettere la regolarizzazione delle posizioni di coloro che sono titolari di partite IVA inutilizzate. Una seconda fase che – magari – sia maggiormente accompagnata da una promozione informativa adeguata, visto e considerato che molti titolari di partite IVA inutilizzate non erano nemmeno a conoscenza della suddetta sanatoria.
Ricordiamo infatti che le stime ufficiali confermano come in Italia esistano circa 8 milioni di partite IVA. Di queste, “solo” 5 milioni di unità sono relative a posizioni attive, che depositano periodicamente le relative dichiarazioni. Poco si sa delle restanti 3 milioni, se non che – probabilmente – si tratta di posizioni inattive o abbandonate, e che per tale motivo necessitano di una pronta sistemazione, anche al fine di non inquinare statistiche e sistemi amministrativi con la loro inutile presenza.
Cartelle di pagamento, novità giuridiche sulle motivazioni
Una delle ultime sentenze della Commissione Tributaria Regionale della Puglia rappresenta un ottimo punto di riferimento per chi ha a che fare ogni giorno con le cartelle di pagamento: in effetti, come ha stabilito la stessa Ctr, gli obblighi relativi a una motivazione che sia congrua e ben comprensibile sono validi anche per le cartelle in questione, in particolare nell’ipotesi in cui non vi sia stata una preventiva notifica dell’avviso di accertamento fiscale. Questo vuol dire, in estrema sintesi, che per la motivazione di una iscrizione a ruolo di una maggiore imposta non basta affermare che il sistema centrale si è reso responsabile di un calcolo relativo al minor credito d’imposta, ma è sempre necessario che la cartella abbia una illustrazione chiara sulle ragioni della pretesa tributaria. Questa specifica pronuncia si era resa necessaria a seguito di una controversia tra una società a responsabilità limitata e la nostra amministrazione finanziaria.
Condono fiscale, parere contrario da parte di Bankitalia
Il condono fiscale non piace a Bankitalia, poiché alimenterebbe la sensazione che “la giustizia fiscale non è uguale per tutti”. Pertanto, secondo quanto sostengono il capo del servizio rapporti fiscali (Vieri Ceriani) e il direttore per la ricerca economica della Banca d’Italia (Daniele Franco), il condono fiscale non sarebbe altro che uno strumento per incentivare involontariamente i contribuenti a dar seguito a operazioni di evasione delle tasse.
“Ogni misura che accresce la sensazione che la giustizia fiscale non sia uguale per tutti” – affermano Ceriani e Franco in un documento depositato nella commissione Finanze del Senato – “alimenta la diffidenza del contribuente e l’incentivo a ricercare soluzioni individuali per minimizzare il contributo alle finanze pubbliche. […] Questo tipo di ingiustizia fiscale viene associata a qualsiasi tipo di amnistia fiscale, per quanto onerosa e motivata”.