Pressione fiscale: tagliato un nuovo livello record

Secondo una nuova recentissima rilevazione, la pressione fiscale italiana avrebbe appena tagliato un nuovo, poco invidiabile record e si appresterebbe a siglare nuovi gradini proprio a causa della manovra approvata dal Consiglio dei Ministri.

La pressione fiscale italiana, pari al 41,6%, dovrebbe pertanto rispettare il cattivo auspicio del rialzo al 42,7% stimato dal precedente governo per la fine dell’anno, ponendo inoltre le basi per un nuovo rialzo, che sarà influenzato in maniera prioritaria dai 30 miliardi di euro della nuova manovra, due terzi della quale riguardante la leva fiscale, assunta come strumento fondamentale per ottenere il pareggio di bilancio nei tempi promessi.

Secondo alcune stime, la manovra potrebbe influenzare la pressione fiscale italiana di circa 1,8 punti percentuali, permettendo pertanto al peso del Fisco sulle tasche degli italiani di poter arrivare al record di 44,5 punti percentuali, che porrebbe l’Italia quale indiscusso (e poco invidiato) leader in questa speciale classifica dei cittadini più tartassati del vecchio Continente.

Il nuovo regime per il riporto delle perdite aziendali

La circolare 53/E che la nostra amministrazione finanziaria ha provveduto a emettere appena due giorni fa sarà illuminante per un’attività aziendale di primo piano: in effetti, bisogna considerare con la massima attenzione il nuovo regime che è stato introdotto per il riporto delle perdite fiscali di ogni impresa, il quale si vale di modalità e tempi ben precisi. Le regole Ires sono specifiche e fanno riferimento alla manovra correttiva di quest’anno. Ad esempio, una delle novità più importanti da tenere a mente è senza dubbio il meccanismo che introduce delle limitazioni a questo riporto delle perdite, con un ammonta che non potrà essere superiore all’80% del reddito imponibile del periodo d’imposta. In aggiunta, queste stesse perdite potranno essere sfruttate in maniera completa nel caso in cui l’arco temporale sarà pari ai primi tre periodi d’imposta dal momento della costituzione delle attività produttive in questione.

Unione fiscale, arriva anche l’appoggio di Draghi

L’unione fiscale diventa la nuova frontiera dell’eurozona. Una frontiera che non sembra facilmente raggiungibile, ma che potrebbe comunque realizzarsi prima del previsto, complice la spinta motivazionale prodotta dalla crisi economico finanziaria che ha colpito duramente l’intera area della moneta unica, e in particolar modo l’area mediterranea.

Ad appoggiare ufficialmente la realizzazione dell’Unione fiscale è anche il neo governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che nel suo recente discorso ha parlato di crisi di credibilità dell’eurozona, evidenziando come e quanto sia anomala la situazione che vede l’unione monetaria non supportata dall’adeguata unione fiscale. Pertanto, sottolinea Draghi, è pressochè obbligatorio procedere alla creazione di un’unica struttura di bilancio, che possa accentrare le principali politiche fiscali, e possa così generare maggiore fiducia e credibilità nel vecchio Continente.

Manovra finanziaria, le novità sulle scritture contabili

All’interno della manovra finanziaria varata dal governo Monti sono contenute delle norme che riguardano da vicino il consolidamento dei beni pubblici e alcuni benefici importanti per le aziende e i professionisti (il tutto è espressamente previsto dall’articolo 10 del decreto in questione): l’obiettivo che ci si pone da questo punto di vista è quello di rendere più equa e trasparente la base imponibile per quel che riguarda i soggetti che pongono in essere un’attività professionale oppure un’impresa in forma individuale, un provvedimento che comincerà a produrre i propri effetti a partire dal 1° gennaio del 2013. Di quali benefici si tratta esattamente? Anzitutto, si sta puntando a rendere più agevoli e semplici gli adempimenti amministrativi, senza dimenticare però i rimborsi e le compensazioni dei crediti Iva, i quali dovranno necessariamente diventare più veloci e rapidi, e l’esclusione della presunzione semplice per l’accertamento tramite studi di settore.

Studi di settore, si avvicina la revisione primaverile

Sta prendendo lentamente corpo la revisione degli studi di settore. La rivisitazione triennale sta per il momento riguardando da vicino una settantina di studi, che stanno passando al vaglio della già ricordata revisione ordinaria, grazie al via libera della commissioni di esperti, che ha di fatto passato la procedura all’amministrazione finanziaria, che dovrà procedere pertanto all’approvazione del procedimento di revisione.

Gli studi ora oggetto di rivisitazione rappresentano circa un terzo di quelli in vigore, e costituiscono una parte fondamentale dell’intero procedimento di rinnovamento degli studi, che avrà il suo culmine nella prossima primavera (presumibilmente nel mese di marzo 2012), quando verranno approvati i correttivi anticrisi per gli stessi studi.

Tirocinio: la deducibilità dei contributi secondo i commercialisti

I commercialisti italiani sono stati molto chiari e perentori: tutti i pagamenti di contributi che sono stati realizzati dai cosiddetti tirocinanti sono deducibili dal punto di vista fiscale, anche nel caso in cui essi siano di tipo facoltativo. La constatazione si può evincere nettamente dall’ultimo parere espresso dall’ordine di Vicenza, il quale ha dovuto chiarire più di un dubbio che era sorto in merito alla situazione previdenziale dei praticanti dottori commercialisti che avevano eseguito una sorta di pre-iscrizione. Come prevede espressamente la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Dottori Commercialisti (meglio conosciuta con la sigla Cnpadc), la stessa pre-iscrizione a cui si sta facendo riferimento è facoltativa, ma consente comunque di avviare sin da subito un importante inquadramento dal punto di vista previdenziale.

Fisco equo? Otto imprese su dieci non la pensano così

Secondo quanto rivela una recente indagine compiuta da Confcommercio – Imprese per l’Italia, in collaborazione con Format ricerche di mercato, quasi 7 imprenditori su 10 prevedono un aumento della pressione fiscale nei prossimi due anni. Una previsione che sembra d’altronde supportata dalle principali analisi istituzionali, che ritengono che in Italia la pressione fiscale toccherà nuovi livelli record nel corso del prossimo biennio, consentendo così al nostro Paese di tagliare ben poco invidiabili primati.

Ma non solo: sempre secondo quanto rivelato all’interno della ricerca della Confcommercio, otto imprese su dieci denunciano la mancanza di equità fiscale nel sistema italiano. Un’impresa su due, invece, ritiene che il peso eccessivo della pressione fiscale nel BelPaese sia principalmente derivato dalle inefficienze della pubblica amministrazione, mentre poco meno di uno su due ritiene che la pressione fiscale così elevata sia riconducibile unicamente alla necessità di coprire l’elevato debito pubblico.

Minusvalenze da partecipazioni: la scadenza del 15 dicembre

Mancano appena dieci giorni (15 dicembre 2011) a una delle scadenze fiscali che riguardano più da vicino i soggetti Ires (Imposta sul Reddito delle Società): si tratta, nello specifico, della comunicazione relativa alle minusvalenze su partecipazioni e a quelle differenze negative che prevedono un importo superiore al limite dei 50mila euro. Le due fattispecie derivano dalle operazioni che vengono condotte sui titoli azionari o su altri strumenti finanziari che nel nostro paese sono soggetti a negoziazione; le previsioni in questione, inoltre, si riferiscono anche a un numero maggiore di operazioni, non soltanto quelle singole dunque, con un particolare riferimento ai mercati regolamentati italiani ed esteri. In questo caso, esistono due testi a cui ci si può affidare per comprendere meglio l’adempimento che si sta cercando di spiegare. Anzitutto, fondamentale è l’articolo 109 (comma 3-bis) del Tuir (il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, più precisamente il Dpr 917 del 1986), secondo il quale queste minusvalenze non rilevano fino alla concorrenza dell’importo non imponibile dei dividendi.

Scadenze fiscali, il ravvedimento tardivo di dicembre

Continuiamo il nostro “viaggio” all’interno delle principali scadenze fiscali del mese di dicembre. Ci soffermiamo oggi su un appuntamento piuttosto importante per tutti i contribuenti che avessero dimenticato, o fossero stati nell’impossibilità, di procedere al pagamento delle rate di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, o sul reddito delle attività produttive, entro i termini stabiliti dalla normativa vigente.

Mercoledì 14 dicembre è infatti l’ultimo giorno utile per poter procedere alla regolarizzazione – attraverso il ravvedimento operoso – del versamento della seconda o dell’unica rata dell’acconto Irpef e Irap, dovuto in relazione a quanto contenuto nella dichiarazione dei redditi modello Unico – Persone fisiche o Unico – Società di persone. Il ravvedimento verrà effettuato da parte delle persone fisiche, delle società semplici e delle società di persone, che non avessero provveduto al versamento nei termini dovuti.

Immobili: niente registro proporzionale per i contratti con Iva

La Commissione Tributaria Provinciale di Milano è stata molto chiara nella sua sentenza di ottobre: applicare l’imposta di registro proporzionale ai contratti di locazione o a quelli di affitto di beni immobili che sono soggetti all’Imposta sul Valore Aggiunto non può essere considerata legittima, in quanto, se realizzata, verrebbe a costituire una chiara violazione della direttiva comunitaria in materia di Iva. La pronuncia si era resa necessaria a causa di un avviso di liquidazione emesso dalla nostra amministrazione finanziaria per il mancato assolvimento fiscale relativo ai beni immobili strumentali, nonostante il contratto in questione prevedesse che l’Iva stessa potesse essere scontata. Dal canto suo, il contribuente coinvolto ha sostenuto fin dall’inizio che una richiesta del genere non poteva essere accolta, in quanto produttrice di un contrasto con la già citata direttiva; quest’ultima, nello specifico, va a vietare in maniera chiara ed espressa l’introduzione di tasse e imposte che possano avere una determinata incidenza sul giro d’affari complessivo.

Scadenze fiscali, gli appuntamenti del 5 e del 10 dicembre

Anche se la parte più corposa delle scadenze fiscali riguarda la metà del mese, le tappe di avvicinamento agli eventi fiscali del 15 e del 16 sono accompagnate dalla presenza di alcuni termini che sarebbe bene tenere a mente, con particolare riferimento alle categorie di lavoratori e di imprese interessate da tali pagamenti.

Cominciamo di fatti a ricordare che lunedì 5 dicembre è data piuttosto importante per i soggetti esercenti attività di trasporto, i quali – in relazione alle annotazioni eseguite nel corso del mese precedente – devono procedere all’emissione e alla annotazione della fattura o della nota di debito, inerente tutte le provvigioni corrisposte ai rivenditori autorizzati, di documenti di viaggio per il trasporto pubblico urbano di persone, come periodicamente è d’obbligo per tale categoria professionale.

Inps: gli interessi di mora per le somme iscritte a ruolo

La giornata di ieri è stata contrassegnata da una nuova e importante circolare dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (Inps): l’ente ha infatti sentito l’urgenza di intervenire per apportare alcuni chiarimenti in merito ai versamenti delle somme iscritte a ruolo. Ebbene, come è noto, c’è un preciso testo normativo che disciplina l’argomento, vale a dire il Dpr 602 del 1973, il quale parla espressamente di interessi di mora da applicare nel caso di pagamento effettuato in ritardo da questo punto di vista. Il ritardo in questione è quello che decorre dal momento in cui viene notificata la cartella esattoriale e che arriva fino alla data effettiva del pagamento. In aggiunta, il tasso in questione è variabile e viene determinato ogni anno dal Ministero delle Finanze con un apposito decreto e prendendo spunto da quella che è la media dei tassi bancari attivi.

Beni ai soci, approfondiamo gli adempimenti necessari

Considerate le richieste di chiarimenti giunti al nostro blog, torniamo ad approfondire il tema delle comunicazioni relative ai beni aziendali concessi in godimento ai soci. Una comunicazione che dovrà essere assolta in via alternativa dalla persona giuridica concedente il bene, o dal socio, o dal familiare dell’imprenditore che riceverà in utilizzo il bene aziendale.

Obbligati alla comunicazione sono tutti gli esercenti delle attività di impresa, sia informa individuale che collettiva, le persone fisiche che detengono partecipazioni nella società che concede il bene, i familiari dell’imprenditore e dei soci, o i soci o i familiari di altra società del gruppo (l’obbligo della comunicazione opera infatti anche nei confronti dei soggetti che ricevono beni aziendali tra diverse società appartenenti ad uno stesso gruppo giuridico).

Regolarizzazione dell’Iva: il termine scade il 27 dicembre

C’è quasi tutto il mese di dicembre a disposizione per regolarizzare gli errori in cui ci si può essere imbattuti con l’aumento dell’Iva di un punto percentuale (l’aliquota è passata dal 20 al 21%): la data in questione è il 27 dicembre prossimo, quando i calcoli erronei dei contribuenti potranno essere sanati e porvi il giusto rimedio, anche perché non ci si è ancora abituati del tutto alla nuova situazione. L’entrata in vigore della nuova aliquota risale allo scorso 17 settembre, dunque sono meno di tre mesi che si ha a che fare con questa novità, non molti in verità. Già a ottobre, però, la nostra amministrazione finanziaria aveva intuito l’aria che tirava e di conseguenza ha emesso una apposita risoluzione: si tratta della circolare 45/E di quest’anno, la quale ha messo in luce quali sono le linee guida da seguire per evitare proprio gli errori, ma anche scongiurare le sanzioni pecuniarie che sono previste in questi casi.

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